An amazing article on Umbria Libera today about our brilliant baritone Giulio Boschetti

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An amazing article on Umbria Libera today about our brilliant baritone Giulio Boschetti

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Giulio Boschetti, un baritono stellare

Quell’infortunio al ginocchio fu fatale per l’aitante giocatore nato a Roma da famiglia perugina. Lo costrinse al letto, poi all’inattività, e questo decise della sua vita.

Giulio Boschetti, uno dei baritoni più apprezzati nel panorama internazionale, iniziò così la sua carriera con una rinuncia.

Immobile, nella sua casa di Pontevalleceppi, ricevette la visita di un caro amico,

Vladimiro Vagnetti, che allora dirigeva il coro parrocchiale.

Una chiacchiera, un frizzo, poi un invito:

“perché non vieni a cantare bel coro, in fondo hai una voce bellissima”.

Nacque così un percorso tra i più fortunati e i più coerenti di quanti siano toccati a un cantante umbro.

Dopo qualche prova nel salone della parrocchia Giulio ci prese gusto e, una volta inscrittosi alla facoltà di Medicina, non perse l’occasione di entrare nel coro dell’Università.

Un ambiente pieno di giovani, dove si poteva conoscere tanti coetanei e viaggiare in Europa in piacevole compagnia.

Come ci ricordava sere fa Salvatore Silivestro, che del coro è stato fondatore ed è tuttora il “pater nobilis”, Boschetti si guadagnò l’attenzione di tutti e si prese una borsa di studio per poter continuare a studiare in santa pace il canto.

Gettato all’ortiche il bisturi, Giulio cominciò a studiare professionalmente, dapprima con Maria Grazia Pittavini, poi, grazie a un corso della Ragione Emilia-Romagna con la grande Virginia Zeani.

“Non si trattava di cantare, ricorda Giulio, ma soprattutto di studiare scientificamente il canto, ovvero l’emissione, il controllo del fiato, la calibratura della voce”.

Insomma un apprendistato tecnico che venne arricchito dalle lezioni con Alain Brillard, una sorta di “ingegnere” della gola. Oltretutto Beppe de Tomasi, regista allora molto in auge, gli fornì molte indicazioni sul comportamento attoriale in scena.

Dopo due anni Giulio era pronto per il debutto che avvenne nel 2001 a Busseto, nel piccolo e storico teatro Verdi, in un Rigoletto con la regia di Vittorio Sgarbi e la direzione di Caroline Wilson.

Il destino era ormai segnato a da allora il percorso professionale non ha conosciuto stasi.

E si parla di un Figaro nel 2007 con la regia di Lina Wertmuller e di un Rigoletto al teatro Nuovo di Spoleto interpretato con una caratura raffinata e una perfetta dizione, nonostante la regia moderna di Marco Carniti lo avesse appesantito di un ingombrante zainetto da spalla.

Gustav Kuhn se lo porta poi in Austria per Mozart, Nabucco, e Guglielmo Tell.

Butterfly arriva in Giappone a Nagoya, nel 2013, la Tosca in Kazakistan nel 2015, l’Aida due anni dopo a Tiblisi, in Georgia.

Il 2017 è anche l’anno di Escamillo nella Carmen di Bizet, con la direzione di Daniel Oren.

Non contagiato da tanto successo Giulio continua a sentirsi “uno di noi” e quando il coro dell’Ateneo perugino lo chiama risponde con entusiasmo, come ha fatto poche sere fa alla Sala dei Notari.

La sua dimensione umbra si completa con la devozione al coro della Basilica papale di San Francesco di Assisi, dove padre Giuseppe Magrino può contare sulla sua collaborazione, intercettandolo tra una Gewandhaus di Lipsia o una Tonhalle di Zurigo

Mentre scriviamo Boschetti sta cantando Tosca in Israele ad Haifa, ma in agosto sarà di nuovo a Perugia, impegnato con il Music Fest di Ilana Vered.

Una voce preziosa che, cronologicamente, si inserisce tra i due grandi baritoni perugini di ieri e di l’altro ieri, Mario Sereni e Paolo Coni.

Giulio Boschetti una terza via della vocalità del nuovo millennio e un’eccellenza in più per la nostra città.